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Figli del Nord di Ormhaxan

Introduzione:

Scandinavia, IX secolo. Nella società norrena, molti sono quelli che desiderano il potere, ma pochi sono quelli che lo detengono: Ragnar Loðbrók è il sovrano più rispettato e temuto di tutti e i suoi figli, vichinghi forgiati da numerose battaglie, sono pronti a prendere il suo posto, disposti a tutto pur di salvaguardare il loro onore e il proprio nome.
In una storia che narra di vendetta, di morte, ma anche di amore, si intrecceranno le vite di Sigurd Ragnarsson, Occhio di Serpente, e di Heluna, principessa di Northumbria, figlia dell'uomo che, più di ogni altro, ha osato sfidare l'ira dei giovani vichinghi.
Dal Prologo: "Vedo il serpente strisciare nella tana del cinghiale e la sua prole dilaniarlo, vendicando il proprio nome; vedo un’aquila ricoperta di sangue sorvolare i cieli oltre il mare, un giovane serpente venire addomesticato da una principessa dagli occhi tristi e i Figli del Nord prosperare per mille anni."


Categoria: Originali > Storico

La tempesta arrivò tre giorni dopo e fu violenta e spietata.
Onde alte e temibili si riversarono sulla flotta vichinga, facendo oscillare le navi lunghe, strappando vele e lasciando imprecazioni sulle labbra dei soldati dal viso oramai provato e dai polmoni saturi del forte odore salmastro che impregnava non solo i loro capelli inzuppati, ma anche il legno sempre più ingrossato dall’acqua di mare.
Sigurd faceva del suo meglio per impartire ordini, scrutare il cielo grigio attorno a lui alla disperata ricerca della tanta agognata terra, remare insieme ai suoi uomini cercando di contrastare la marea e le onde che più di una volta avevano tentato di farli affondare.
Anche Bjorn e Hvìtserk facevano del loro meglio per tenere insieme le navi, mentre Gorm aveva perso parecchi uomini in mare, e tutti loro pregavano Odino affinché la tempesta cessasse al più presto: non mancava molto oramai, le coste dell’East Anglia1 erano oramai prossime, e con un po’ di fortuna avrebbero risalito il fiume Humber2 nel giro di quattro giorni.
Urla disperate sovrastarono il rumore del mare e del temporale: Gorm dovette disporre di tutta la sua forza per aggrapparsi ad una robusta fune e non venire risucchiato nel torbido vortice oscuro che si apriva sotto di lui, fu costretto a guardare impotente i suoi uomini venire inghiottiti nella penombra del crepuscolo.
Ubbe!” cercò invano di afferrare la mano del ragazzo, fallendo, osservandolo impotente cadere in acqua e scomparire per sempre.
Aveva da poco compiuto vent’anni, pensò amareggiato, quella era la sua seconda spedizione; aveva tutta la vita davanti, una famiglia da creare, una madre che non lo avrebbe mai più rivisto o abbracciato ad aspettarlo con impazienza nel suo villaggio di pescatori.
Troppo presto, si disse il principe danese, era morto troppo presto.
I pensieri del guerriero andarono alla sua casa, a suo padre, a Þyri: aveva giurato che sarebbe ritornato per aver una sua risposta, che l’avrebbe convinta a sposarlo, a diventare sua moglie, formare con lei una famiglia e avrebbe mantenuto quella promessa.
Avrebbe rivisto Þyri, giurò mentre osservava il bracciale che lei gli aveva donato, l’avrebbe nuovamente stretta tra le braccia e baciato quelle morbide labbra piene che non riusciva a non sognare ogni notte.
Sì, sarebbe tornato, e anche Sigurd, e Bjorn e Hvìtserk: avrebbero compiuto la loro missione, la loro vendetta, fatto ritorno vittoriosi ai loro amati fiordi.
“Remate! – urlò con tutta la forza che aveva – Remate, amici, non permettete a Hel3 di sedurvi con il suo fascino mortale.”
Nello stesso momento, sulla nave lunga comandata da Sigurd, uno dei suoi uomini avvistò tra il manto di nubi grigie lo sbatter d’ali di un gabbiano.
“Einar, sei sicuro?” chiese con occhi socchiusi il giovane vichingo.
“Un gabbiano, l’ho visto! – esclamò di rimando – Un gabbiano oltre le nubi, mio principe, un gabbiano! La terra è oramai prossima.”
L’entusiasmo si diffuse tra gli uomini, ma non in Sigurd, il quale continuò a scrutare attentamente il cielo ammantato di grigio: se c’era una cosa che aveva imparato durante gli anni passati al fianco di suo padre Ragnar, era che la fame e la speranza spesso ingannavano gli occhi degli uomini, mostrando loro cose non vere.
Eppure, in quel momento, sperò con tutto il cuore che il gabbiano che Einar aveva visto fosse reale: la flotta era allo stremo, le perdite erano state troppe, e l’assenza di sonno e forze li stava consumando velocemente.
Guardò il corvo ricamato sulle vele da sua sorella sbattere le ali come impazzito, ricordò le parole che gli aveva detto il Veggente e i sogni che avevano abitato la sua mente: avrebbe avuto la sua vendetta, suo padre sarebbe stato vendicato; l’aquila era pronta ad attaccare e poi c’erano quegli occhi…
Avrebbe trovato anche quelli nella terra degli Angli, insieme a loro le risposte alle domande che lo tormentavano, ma prima era suo compito portare i suoi uomini in salvo raggiungendo le coste dell’Est Anglia e della Northumbria.
 

 

**




Suo padre entrò nelle sue stanze senza essere annunciato, nonostante l’aspetto impeccabile e i suoi abiti dalle fogge preziose il suo andamento nervoso e i suoi occhi sgranati erano presagio di cattive notizie, di giorni difficili e minacce al suo regno.
Heluna smise immediatamente di leggere, osservò le sue ancelle venire bruscamente cacciate, suo padre riempirsi una coppa di vino e berla in un lungo sorso.
“Padre. – lo salutò con un’accennata riverenza – Cosa vi porta nelle mie stanze?”
Ælle la guardò di sbieco, ammirando il candore del suo viso accentuato dalla veste bianca, i suoi lunghi capelli biondi raccolti in trecce, e posata la coppa sorrise algido.
Quella mattina erano giunti a York dei messaggeri proveniente dal confine sud con funeste notizie circa lo sbarco di navi lunghe appartenenti ai pagani vichinghi nelle coste dell’Est Anglia: attraverso i loro dettagliati racconti, il sovrano della Northumbria era venuto a conoscenza del pagamento di cavalli e cibo fatto dal codardo Re Edmund affinché non attaccassero le sue terre appena riconquistate, di possenti drakkar dalle prue a testa di drago che si stavano preparando a risalire il fiume Humber per attaccare la Northumbria.
Gli stendardi avevano annunciato la loro provenienza, tradito la loro identità e adesso Ælle sapeva chi fossero e il motivo del loro inaspettato attacco – solo la vendetta avrebbe potuto spingere i figli di Ragnar Loðbrók ad attaccare in inverno e non in primavera.
Il sovrano sapeva di essere impreparato, di non avere abbastanza uomini, di avere solo una possibilità per sconfiggere i pagani: chiedere aiuto a Osberth, l’uomo che per anni aveva cercato di riprendersi il trono che gli era stato strappato dalla sua stessa gente, e formare con lui un’alleanza di sangue che avrebbe portato una pace duratura nel regno.
“Devo parlare con te, Heluna, e voglio che tu mi ascolti attentamente. – rispose algido – I pagani hanno infranto la loro parola, sono sbarcati due giorni fa sulle coste dell’Est Anglia, vogliono vendetta per la morte del loro signore e questo significa che metteranno il nostro amato paese in ginocchio e chiederanno la mia testa.”
“No! – Heluna sgranò gli occhi e si coprì la bocca con le mani – Dovete fermarli, padre!”
“Fermarli è quello che ho intenzione di fare, che farò, ma prima ho bisogno di richiamare i vessilli e fondare delle alleanze stabili e durature per assicurarmi la vittoria e la pace. – si avvicinò a Heluna guardandola con occhi talmente freddi da farla indietreggiare – Ho bisogno di Osberth, dei sui sostenitori, e quale modo per assicurarmi la sua totale fedeltà se non dargli in sposa la mia unica figlia con la promessa del frutto della loro unione come mio erede al trono?”
“O-Osberth? – balbettò incredula Heluna – Padre, egli è stato per anni un vostro nemico, ha fatto di tutto per screditarvi e spodestarvi e…”
“E ora diventerà un prezioso alleato. – concluse al posto suo – Non posso affrontare i pagani da solo, verrei annientato, e anche tu con me. E’ questo che vuoi, Heluna, diventare una schiava e passare il resto della tua vita in miseria?”
“No, certo che no… - rispose sommessa – Tuttavia Osberth è anziano, il suo cuore è diventato pietra dalla morte della sua amata moglie, e per questo vi supplico di ripensarci e non condannarmi a questo futuro infelice.”
Ælle contrasse la mandibola, per nulla contento di sentire tali obiezioni, e senza dire nulla si avvicinò ancor di più a sua figlia.
“Mia cara, - sussurrò mentre alzava una mano per sfiorarle una guancia – pur di assicurare il mio potere sulla Northumbria e la fedeltà dei lord sarei disposto a fare qualsiasi cosa: vederti infelice, darti in sposa ad uno di quei barbari come fio da pagare per la morte del loro dannato padre, persino permettere al loro esercito di svagarsi con il tuo virgineo corpo.”
Le afferrò il viso con forza, trasformando la precedente carezza in una violenza, spingendola all’indietro e costringendola a sorreggersi al ligneo tavolo alle sue spalle per non perdere l’equilibrio.
“Il fidanzamento sarà annunciato tra due giorni! – esclamò piccato mentre due dei suoi segugi facevano capolinea guaendo dalla porta semiaperta – Sono fiducioso che sarai tornata alla ragione in tempo per l’evento e che non ci saranno drammi di alcun tipo.”
Con un fischio richiamò i due cani che, scodinzolando, lo seguirono fuori dalla stanza ubbidientemente.
Heluna rimase da sola, lo sguardo perso nel vuoto, e quando le sue ancelle ritornarono da lei non disse una sola parola: tornò a sedersi accanto alla finestra, al suo libro, ignorando le occhiate delle tre fanciulle e le sue fredde mani tremanti.



 

**



“Siamo sicuri che questi ronzini siano abbastanza robusti?” chiese Bjorn accarezzando il morbido manto del cavallo che il Re Edmund aveva donato loro in cambio della pace.
Il sovrano dell’Est Anglia aveva accettato subito i loro termini dopo un frettoloso parlè tra i norreni e alcuni suoi messaggeri, uomini di chiesa rachitici e dallo sguardo arcigno colmo di disprezzo: attraverso di loro, emissari di un sovrano rinchiuso dietro delle alte mura sicure, era stato concesso ai norreni quanto avevano chiesto e anche di più, cibo per rifocillarsi e legno per riparare le navi lunghe; robusti cavalli da utilizzare nella terra ferma e argento per riempire i loro forzieri.
Erano riusciti con il minimo sforzo nel loro intento - Re Edmund era ricorso a qualsiasi stratagemma in suo potere per sbarazzarsi dei pagani il più velocemente possibile, senza incorrere in futili screzi che, causa la natura bellicosa e iraconda dei vichinghi, avrebbero potuto sfociare nel sangue - e ora, ripartiti alla volta del fiume Humber con le loro navi, si stavano preparando alla battaglia.
“Non sarà il cavallo più maestoso che abbia mai visto, - rispose Sigurd – ma è in ottime condizioni e se spronato percorrerà molto terreno. Se invece dovesse morire lo macelleremo e ne ricaveremo in ogni caso beneficio per noi stessi e per i nostri compagni.”
“Il mio fratellino, - lo apostrofò scherzosamente Bjorn – sempre pronto a vedere il lato positivo delle cose.”
Sigurd sorrise di rimando, senza ribattere, e incrociate le braccia al petto riprese ad osservare con attenzione la costa poco lontana.
“Ælle sarà stato avvisato del nostro arrivo, non lo coglieremo di sorpresa, e risalire il fiume non sarà facile o privo di pericoli.”
“Lo so bene. Edmund non è tanto stolto: se la Northumbria dovesse cadere il suo regno sarebbe il prossimo, e poi toccherebbe alla Mercia, e tutti gli altri. Ha bisogno di Ælle, del suo esercito, spera che sia abbastanza lungimirante da mettere da parte i dissidi interni per combattere il nemico comune.
Coglierà qualsiasi opportunità gli si presenterà, - proseguì il maggiore – non si farà scrupoli pur di distruggerci ed è proprio questa sua cecità che potrebbe essere la sua vittoria più grande o la sua totale rovina.”
Bjorn posò una mano sulla spalla di Sigurd e concluse: “Vieni, fratellino, torniamo dai nostri uomini. La battaglia è prossima e gli animi sono furenti; non manca molto, è questione di pochi giorni oramai, e spetta a noi infondere forza e sicurezza.”
“Proprio come dei degni Ragnarsson.”
Ju, come dei degni Ragnarsson.”



Note finali:

1: l'Est Anglia comprendeva gli attuali territori del Norfolk, Sussex, Essex e del Cambridgeshire.
2: Il fiume Humber delimitava il confine sud della Northumbria con la Mercia.
3: Hel era figlia di Loki e dea degli inferi. Nel suo regno, uno dei nove  sorretti da Yggdrasill, l'albero cosmico, venivano accolte tutte le anime di coloro che non entravano nel Valhalla, ovvero chi moriva per malattia, vecchiaia, o per un incidente. Sarebbe il corrispettivo dell'Ade/Plutone per i greci/romani.

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