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Figli del Nord di Ormhaxan

Introduzione:

Scandinavia, IX secolo. Nella società norrena, molti sono quelli che desiderano il potere, ma pochi sono quelli che lo detengono: Ragnar Loðbrók è il sovrano più rispettato e temuto di tutti e i suoi figli, vichinghi forgiati da numerose battaglie, sono pronti a prendere il suo posto, disposti a tutto pur di salvaguardare il loro onore e il proprio nome.
In una storia che narra di vendetta, di morte, ma anche di amore, si intrecceranno le vite di Sigurd Ragnarsson, Occhio di Serpente, e di Heluna, principessa di Northumbria, figlia dell'uomo che, più di ogni altro, ha osato sfidare l'ira dei giovani vichinghi.
Dal Prologo: "Vedo il serpente strisciare nella tana del cinghiale e la sua prole dilaniarlo, vendicando il proprio nome; vedo un’aquila ricoperta di sangue sorvolare i cieli oltre il mare, un giovane serpente venire addomesticato da una principessa dagli occhi tristi e i Figli del Nord prosperare per mille anni."


Categoria: Originali > Storico

 

 

Il vento di Nord-Ovest accarezzava le vele della nave lunga e il corvo nero sbatteva le sue ali spiegate.
Þyri stessa aveva ricamato quelle vele per le sinuose drakkar dei suoi fratelli, così come le aveva ricamate tempo prima per quelle del suo defunto padre, nella speranza che portassero vendetta agli Angli e vittoria alla sua gente.1               
Il momento era propizio, i sacrifici erano stati compiuti a Uppsala, e al solstizio d’inverno la flotta guidata dai suoi fratelli avrebbe fatto rotta verso l’Inghilterra e la Northumbria; il momento tanto atteso e temuto era oramai alle porte e lei, ultima e unica figlia di Ragnar Loðbrók e della sua seconda moglie Aslaug, sarebbe rimasta in attesa con il cuore colmo di preoccupazione.

«Vedo un’aquila di sangue, – le aveva predetto il Veggente – un nuovo inizio dopo la morte e la distruzione, un principe con i capelli di fuoco e una principessa dagli occhi tristi, e i figli del Nord prosperare per mille anni.»        

Queste e solo queste erano state le parole, risposte nebbiose alle domande che, al calare delle tenebre del giorno in cui era giunta per mare la funesta notizia della morte del padre, la fanciulla aveva porto al cieco indovino con voce spezzata e le guance rigate da lacrime, nella speranza di dare un senso a tutto quel dolore che solo gli dei avrebbero potuto giustificare.
Þyri non aveva il dono della vista come sua madre, i sogni premonitori di suo fratello Sigurd, e persino i suoi sforzi di diventare una moglie di lancia e seguire le orme di suo padre e dei suoi fratelli si erano dimostrati vani.
Lei, diciassettenne principessa norrena, aveva solo la bellezza – una bellezza che, si diceva, non aveva eguali in alcun regno – e ben presto sarebbe andata in sposa ad un nobile guerriero degno di lei e del suo grande nome.      
Suo fratello Ivar avrebbe pensato a quello, o il sempre allegro Bjorn, così da incrementare le alleanze in un momento tanto incerto come quello posteriore alla morte di Ragnar: probabilmente sarebbe stato Ingjald di Uppsalla o Olaf Olstensson2, o ancora a…

“Non dovreste essere triste, Þyri Ragnarsdottir3, tantomeno essere preoccupata per i vostri fratelli. – una voce che non sentiva da tanto la destò dai suoi pensieri – Avranno alleati al loro fianco, una flotta ben addestrata, e amici.”     
“Gorm! – esclamò sorpresa – Cosa ci fate voi qui?”  
“Volevo stare solo e riflettere prima della partenza, e pensavo che questa torre vedetta abbandonata fosse un buon posto, ma a quanto sembra è già occupata.”
“Non temo la sorte dei miei fratelli, se è questo che credete, - disse piccata, rispondendo all'insinuazione fatta appena prima dal principe - confido nella loro esperienza e nei loro amici, ma non posso non pensare a tutti coloro che perderanno la vita e pregare Odino affinché li accolga nel Valhalla insieme ai guerrieri meritevoli.”
“Siete cresciuta molto dall’ultima volta che ci siamo visti. Quando vi ho rivista ho stentato a riconoscervi, ma poi mi avete sorriso e ho capito. – confessò – Siete molto bella.”
Quando lo aveva rivisto dopo anni, seduto in un angolo non troppo distante dalla grande pedana riservata alla sua famiglia, anche Þyri aveva in un primo momento faticato a riconoscerlo: il suo corpo non era più gracile, ma slanciato e muscoloso, e il suo viso non era più quello di un bambino, ma era contornato da una folta barba rossiccia degna di un vero vichingo; eppure, per qualche strano motivo, il suo sguardo era rimasto intatto ed erano stati proprio i suoi occhi a farle nascere un fugace sorriso sul viso di porcellana, un sorriso che lei aveva prontamente nascosto dietro un’espressione severa e impassibile.
Il suo cuore, però, non riusciva a nascondere la gioia per quell’incontro, la sua gratitudine agli dei per aver fatto nuovamente incontrare le loro strade.           
“Preferirei essere impavida e coraggiosa, una moglie di lancia; preferirei solcare i mari con i miei fratelli e non cucire le loro vele. – confessò piccata, anche se erano ben altre la parole che avrebbe voluto rivolgergli, tante le domande che avrebbe voluto porre  – La bellezza è effimera, con il tempo scomparirà, sono la forza e la fedeltà dei propri uomini che durano e contano davvero.”      
“Capisco… - le si affiancò -  Le vostre parole sono giuste e sbagliate allo stesso tempo, poiché credo che anche la gentilezza e la compassione siano doti nobili in una donna come voi: tutti qui vi amano, Þyri, hanno solo parole gentili e di encomio per voi sin da quando eravamo bambini e dividevamo il pane nel salone di vostro padre.”         
Una folata di vento più potente delle altre entrò dalla finestra diroccata, andando a scompigliare i lunghi capelli di Gorm, dando loro le sembianze di lingue di fuoco che si sprigionavano dal cuore di una pira di legno, e fu quello il momento in cui Þyri capì: era lui, lui era il principe con i capelli di fuoco di cui aveva parlato il Veggente, il prescelto dei suoi fratelli.
“Perché siete qui? – chiese con improvviso astio – Cosa volete davvero da me e chi vi ha detto che mi avreste trovata in questo luogo tra tutti?”
Bjorn sapeva del suo nascondiglio segreto, e anche Sigurd, lo stesso Sigurd che era da sempre il migliore amico del principe danese che le stava davanti e che con molta probabilità muoveva i fili invisibili legati al corpo del giovane come una divinità burlona e annoiata.
“Ve l’ho detto, cercavo un posto in cui riflettere in pace e…”         
“Bugiardo! – lo apostrofò – E’ uno dei miei fratelli che vi manda, il vostro amico Sigurd, che tanto brama per creare alleanze a suo favore; è lui che ha deciso il mio futuro senza neanche consultarmi, che mi ha venduto come una bestia da soma, senza pensare per un secondo ai miei desideri.”                 
“No, vi sbagliate: sono stato io a chiedere la vostra mano, lui non ha mai pensato ad un tale accordo e neanche Ivar o Bjorn conoscono le mie intenzioni. Sigurd non vi ha venduta, lascerà a voi l’ultima parola, vi vuole bene e non vorrebbe mai vedervi infelice.”
Þyri trattenne il fiato, sentendosi improvvisamente sciocca, e abbassato lo sguardo poggiò una mano sul viso arrossato.  
Che sorella ingiusta era stata, pensò, quali accuse spregevoli aveva mosso al suo povero e innocente fratello: Sigurd voleva la sua felicità, da sempre voleva per lei il meglio, e quale partito e uomo migliore del gentile e nobile Gorm?  
Dopo tutto, un tempo erano state molte le voci che li volevano promessi sposi, che sussurravano di segreti accordi tra i loro padri per rafforzare attraverso un matrimonio i legami tra i due regni. Eppure, niente di tutto ciò era mai stato annunciato ad alta voce…
Fece un passo nella sua direzione, poi un altro, intrecciando tra le dita tremanti della propria mano una ciocca dei lunghi capelli rossi dell’altro e osservandoli mentre nella sua testa rimbombavano ancora una volta le parole del veggente.     
“Come sono sciocca. – disse – Mi dispiace per avervi offeso, Principe, per aver messo in dubbio l’onore vostro e dei miei fratelli. Vi chiedo perdono.”          
“E io accetto le vostre scuse. – rispose posando la propria mano su quella più esile di lei – Mi accetterete come marito, Þyri?” 
Þyri alzò lo sguardo, indecisa su cosa rispondere, confusa da quella nuova situazione, dai suoi sentimenti e da quelli che avrebbe potuto provare per Gorm; certo, lui era stato suo amico un tempo, tra loro non c’era molta differenza di anni – sette era un numero accettabile – ma lei era pur sempre la figlia di Ragnar Loðbrók e chiunque, anche il giovane danese un tempo suo compagno di avventure, avrebbe dovuto combattere per meritarla e averla in sposa. 
“Questo dipende da come tornerete dalla battaglia, se tornerete, e da quanto i vostri sentimenti per me sono sinceri. – rispose piccata – Non posso darvi il mio cuore come se questo non significhi nulla, ma posso dirvi che durante la vostra assenza ci rifletterò."
"Inoltre, - aggiunse la fanciulla, sfilandosi dal polso sinistro un bracciale d'oro e argento dalle trame intrecciate – posso darvi questo come pegno di questa mia promessa.”  
Gorm accettò il bracciale, stringendolo con orgoglio nella sua mano, indossandolo a sua volta e soddisfatto le sorrise e le baciò entrambe le mani con devozione.
“Tornerò, statene certa e, quando avrò aiutato i vostri fratelli a vendicare vostro padre, riuscirò a conquistare la vostra ammirazione e il vostro cuore, persuadendovi a sposarmi.”
Con ancora l’ombra di un sorriso sul volto prese congedo da lei e svelto scese la scale a chioccia e tornò dai suoi compagni e amici per bere insieme a loro e trascorrere la penultima serata prima della partenza.        




**




I lunghi capelli sciolti, mossi dalla fredda brezza del mare del Nord, gli solleticarono il viso eppure Sigurd non se ne curò.     
Era l’alba che anticipava la loro partenza e, come tutte le notti che precedevano una spedizione, non era riuscito a trovare riposo: combattendo contro la necessità di recarsi dal Veggente per chiedere consiglio e cercare risposte tra le sue parole nebulose, aveva trascorso la notte a bere fino a stordirsi ed essere condotto di peso al suo giaciglio sul quale si era dibattuto irrequieto, senza trovare pace.           
Sigge! – suo fratello Bjorn si portò al suo fianco e gli sorrise sghembo - Anche tu sveglio prima dell’alba?”    
“Non riesco mai a dormire prima di una spedizione o di una battaglia, la mia mente mi preclude il sonno e mi fa rimuginare e dubitare sulle decisioni prese.”           
“Non temere, fratellino, tutto andrà secondo i piani e la Northumbria cadrà ai nostri piedi. – rassicurò il maggiore – Siamo pur sempre i figli di Ragnar e tu, più di tutti, garantisci la vittoria.4”
“Con il tuo fianco di ferro posso dirmi tranquillo.5 – scherzò l’altro giocando con il suo nome come aveva fatto Bjorn – Non fraintendermi, fratello, sono fiducioso e so che riusciremo a vendicare nostro padre ma non posso fare a meno di essere turbato dai miei sogni e dalle parole del veggente.”           
“Sono tornati, dunque? – chiese retoricamente – Avevo il sentore che lo avessero fatto ma non ne ero sicuro. Dimmi, fratellino, cosa hai visto?”           
“Inizialmente non avevo capito, il sogno e quel cinghiale ucciso dai serpenti non aveva alcun senso, ma poi i messaggeri di Aelle sono giunti e tutto è stato chiaro. – lo guardò con la coda dell’occhio – Ecco perché ero così furioso, assetato di vendetta, pieno di rancore verso Ivar: la sua decisione è stata per me un tradimento, un segno di debolezza, e non so se potrò mai dimenticare.”
“Ivar è più furbo di quanto tu creda, Sigurd, al momento giusto farà la sua mossa e vendicherà il suo nome. – disse sicuro – Che altro hai visto?”       
“Corvi, stormi di corvi neri, e un’aquila imbrattata di sangue.  
̶  sospirò E poi ci sono gli occhi, quegli occhi così freddi e tristi da spezzarmi il cuore, da tormentarmi anche da sveglio. Ma è tutto nebuloso, inspiegabile, e quel vecchio non fa altro che confondermi.
Ti ha parlato dei figli del nord, non è così? – chiese sbalordendo Sigurd – Ne ha parlato anche con me, preannunciandomi la loro gloriosa sorte, ma non capisco se saremo noi i figli che intaglieranno l’aquila oppure la nostra progenie.”      
“Aquila intagliata?” chiese Sigurd aggrottando la fronte.   
“Un’aquila intagliata nel sangue, 6, e un florido regno a sud della Francia. – disse senza staccare i suoi occhi dal mare – Quando tutto sarà finito partirò alla ricerca di quel regno e conquisterò i loro territori e le loro ricchezze come abbiamo tante volte fatto in passato.”
I due fratelli si scambiarono un’occhiata complice, rimanendo in silenzio ad osservare il sole sorgere e specchiarsi sul mare increspato, godendo della rassicurante presenza dell’altro e di quello spettacolo che non avrebbero rivisto tanto presto.   

Il corno risuonò due ore più tardi, infrangendo il silenzio del villaggio, e da ogni parte iniziarono a riversarsi uomini vestiti di pelle e cuoio bollito che brandivano asce e scudi colorati; l’esercito era pronto alla partenza, silenzioso riempì le navi lunghe ormeggiate sulle banchine, acclamando con vigore i loro capitani.        
Sigurd guardò il suo esercito, i suoi amici di una vita, i suoi fratelli di spada e quelli di sangue e con sguardo fiero si accinse alla partenza.   
“Arrivederci, madre mia. – salutò con devozione la donna che l’aveva messo al mondo, porgendo i suoi rispetti come da tradizione, come ogni buon figlio – Porterò onore al nostro nome e alla memoria del vostro defunto sposo.”     
“So che lo farai, figlio mio. – sorrise lievemente – Possa Odino proteggerti e Thor darti la forza.”
Dopo Aslaug fu il turno di Þyri, la quale aveva avuto occhi solo per Gorm, attirando l’attenzione non solo di quest’ultimo ma anche di suo fratello.   
“So cosa hai fatto. – gli disse la sorella in un sussurro quando Sigurd l’abbracciò – Sappi che non ho intenzione di rendere facile la cosa al tuo amico, che dovrà combattere per avermi, per avere la figlia di  Ragnar Loðbrók come sua sposa.”     
“Non ne ho mai dubitato. – confessò sornione prima di baciarle il capo – Prenditi cura di nostra madre, sorellina, e se puoi cerca di persuadere Ivar a venirci in aiuto.”
“E tu non essere imprudente o stupido: sei giovane, il Valhalla può attendere, così come nostro padre.”          

Sigurd prese posto sulla sua nave lunga, osservò le vele venire spiegate e il corvo sbattere le sue possenti ali in segno di buon’auspicio, e con un cenno autorevole diede ordine di suonare il corno e remare verso il mare aperto.



 


*




 
1: Nel Ragnarssona þáttr si narra che furono le figlie di Ragnar a decorare le vele delle navi lunghe che partirono alla volta della Northumbria.
2: Ingjald di Uppsalla o Olaf Olstensson furono due eroi della Saga di Thorstein. Il primo, in particolare, era il nipote del Re Eystein già citato nel secondo capitolo.
3: Ragnarsdottir, corrispettivo femminile del termine Ragnarsson, letteralmente significa figlia di Ragnar.
4: Letteralmente il nome Sigurd significa guardiano della vittoria, nome composto da Sigr, vittori,  e varðr, guardiano.
5: Si riferisce al soprannome di Bjorn, detto Fianco di ferro.
6: jú, antica forma della parola sì. Sarebbe il corrispettivo dell’aye inglese-britannico.

 

 

Note finali:

 

 

Salve, gente! Rieccomi con il nuovo capitolo, in cui ho dato spazio alla figura di Gorm e a quella ti Þyri - si legge Thiri, con il th - che, in questa mia storia, è la sorella di Sigurd. Nella Saga dei Jomsvikings, infatti, Gorm sposa sì Þyri, ma lei è la figlia dello Jarl Klakk-Harald dello Holstein; in questa mia versione, invece, ho voluto prendermi la libertà di cambiare la paternità della ragazza così da semplificarmi la narrazione e farla fluire in maniera più facile da seguire.

Alla prossima,
V.

 

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